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Umanità aumentata: ai confini dell’artificiale

Nov 30, 2020

Umanità aumentata o macchine Intelligenti? Un quesito che racchiude in sé la definizione di ciò che intendiamo quando parliamo d’Intelligenza Artificiale. Siamo abituati a pensare all’AI come una macchina elaborata, senziente e oltremodo intelligente, capace di riprodurre e superare tutto ciò che si pensava fosse possibile solo all’essere umano. Uno scenario simile a quelli raccontati da Neal Stephenson in “Snow Crash” o forse, per essere più attuali, alla Black Mirror.

L’intelligenza Artificiale è davvero cosi evoluta?

La realtà sicuramente è musa ispiratrice della fantasia e in ogni società, da quella primordiale a quella più evoluta, i limiti della realtà si trasformano gradualmente in sogni, obiettivi, storia.

Ma pur fantasticando e immaginando scenari futuristici e post-cyberpunk, la realtà in cui viviamo si distingue notevolmente dallo scenario filmico e dai romanzi. Comprenderlo ci permette di analizzare correttamente quello che sta succedendo nel nostro presente per vivere, comprendere e sfruttare il mutamento tecnologico che stiamo vivendo.

Intelligenza Artificiale VS Intelligenza Umana

Questo paragone apre dibattiti di varia natura che difficilmente possono essere racchiusi in questo articolo, ma che ci permettono evidenziare alcune sostanziali differenze.

L’Intelligenza Artificiale può essere descritta come una serie di abilità specifiche, ovvero la capacità di svolgere uno o più compiti definiti con un’enorme precisione, velocità e capacità di calcolo. In termini matematici, ciò che una soluzione di AI compie per svolgere un compito per lei apparentemente semplice risulterebbe impossibile da svolgere per un essere umano.

L’Intelligenza Umana, dal suo canto, per quanto “matematicamente inferiore” possiede caratteristiche difficilmente ripetibili su di una macchina. Basti pensare alle capacità emozionali, sensoriali e immaginative. Dove entrambe le intelligenze sono in grado di essere sistematiche e razionali, solo l’intelligenza umana è in grado di provare sentimenti, emozioni e prefigurare futuri possibili.

Fatte queste premesse, è semplice comprendere come l’Intelligenza Artificiale non sia un’evoluzione più performante di quella umana, ma piuttosto un suo strumento di potenziamento. Grazie alle macchine, programmate e addestrate dall’essere umano a determinati scopi, le persone sono in grado di velocizzare e ottimizzare determinati processi. Per creare questi sistemi, tuttavia, la base di partenza rimangono le capacità d’innovazione, immaginazione e creatività umane.

Nell’era degli algoritmi

Ed Finn nel suo libro “Cosa vogliono gli algoritmi, l’immaginazione nell’era dei computer” ci permette di comprendere molto della nostra contemporaneità. Dietro una macchina capace di apprendere e comprendere (che potremo quindi dire intelligente) ci sono uno o più algoritmi.

Ma definire cos’è un algoritmo non è compito semplice. Nel suo libro, il fondatore e direttore del Center for Science and the Imagination dell’Arizona porta alla nostra attenzione alcuni significati che questo termine può assumere:

  • Secondo Google “Gli algoritmi sono processi e formule informatiche che prendono le vostre domande e le trasformano in risposte”.
  • Donald Knuth  in “The Art of Computer Programming” identifica gli algoritmi come “strumenti” fondamentali per la nascita dell’informatica che “rappresentano soluzioni concrete e ripetibili a problemi […] L’obiettivo fondamentale della ricerca algoritmica non è se funzionino ma quanto siano efficienti e con quali investimenti in termini di cicli di CPU, memoria e precisione”.
  • Un’ultima spiegazione, indicata da Ed Finn come “la definizione del pragmatico”, è quella di Sedgewick che definisce l’algoritmo come un “metodo per risolvere un problema”

Possiamo quindi sostenere che gli algoritmi sono strumenti che ci permettono di risolvere problemi reali attraverso processi astratti e matematici. Questo comporta la necessità d’identificare e tradurre il problema in esame in un linguaggio comprensibile all’algoritmo e, in generale, alle macchine. Tuttavia, almeno per ora, non tutti i problemi possono essere tradotti in linguaggio macchina.

Ecco perchè le macchine sono estremamente performanti in determinati ambiti, superando di gran lunga qualsiasi capacità umana, ma al contempo (almeno per ora) incapaci in altri. E’ cosi che l’Intelligenza Artificiale può compiere analisi dettagliate ed estremamente precise in brevissimo tempo ma, non essendo un’entità cosciente, non è in grado di sviluppare autonomamente un sentimento o un’emozione.

Umanità aumentata: tecnologie intelligenti a supporto delll’uomo 

Per proseguire nel nostro discorso prendiamo in considerazione il termine “umanità aumentata“.

Le AI sono sistemi tecnologici sviluppati dall’uomo e che vivono per l’uomo. Facciamo un esempio: una piattaforma di analisi che utilizza algoritmi di machine learning vive e cresce attraverso l’ottenimento dei dati. Questi dati, a loro volta, vengono generati dall’uomo, che successivamente ha necessità di analizzarli e categorizzarli per servirsene a vario titolo.

Un circolo virtuoso in cui l’uomo genera una tecnologia intelligente per rispondere a necessità a sua volta generate dall’invenzione e utilizzo di altrettante tecnologie.

Senza l’uomo e le sue attività quotidiane le macchine non avrebbero materiale per vivere e imparare. Allo stesso modo, senza le macchine l’uomo non potrebbe “aumentare” se stesso e ottenere conoscenze e capacità necessarie alla nostra contemporaneità.

Questo ci permette di valutare il rapporto tra questi due attori in termini non più conflittuali, ma relazionali. Non solo. Al fine di poter trarre vantaggio da questa relazione si deve intendere questo rapporto come una continua “collaborazione”.

Da un lato le macchine che velocizzano e ottimizzano svariate attività “aumentando” le capacità, la creatività e l’ingegno umano. Dall’altro l’uomo che, grazie a questo potenziamento, genera macchine sempre migliori e in grado di fornirgli un sostegno sempre più consistente.

L’uomo al centro: da Intelligenza Artificiale a Intelligenza Aumentata

Se vogliamo vivere con la macchina, dobbiamo capirla, non dobbiamo adorarla”  (Norbert Wiener in Men, Machines and The World About)

Per sfruttare al meglio il presente è essenziale comprendere le potenzialità che questo offre e utilizzare gli strumenti disponibili nel modo più proficuo.

Ogni organizzazione, piccola o grande che sia, nazionale o multinazionale, si compone di persone. Per raggiungere nuovi e migliori obiettivi di business e di processo è importante comprendere cosa sia l’AI e quali siano i vantaggi del suo utilizzo. Solo in questo modo sarà possibile rendere la propria impresa e, di conseguenza, le persone che ne fanno parte, “aumentata”.

Danilo Taino nel suo articolo “Questa Intelligenza è poco Artificiale” ci racconta uno studio realizzato dalla società di consulenza McKinsey, che ha preso in analisi un campione 2.395 aziende distribuite in tutto il mondo.

“Pur nel buio della pandemia, il mondo non ha dormito. Né quello della scienza e della tecnologia né quello delle imprese. Certamente per produrre il vaccino contro il nuovo coronavirus. Ma c’è molto di più. Per esempio, l’uso di Intelligenza Artificiale (IA) nelle aziende sta crescendo, crea valore e alimenta una gara tra le imprese che sono l’avanguardia del settore e le altre”.

“Uno studio realizzato dalla società di consulenza McKinsey, che ha preso in considerazione 2.395 aziende di tutto il mondo — rappresentative per regioni, settori, dimensioni, specializzazioni — ha stabilito che 1.151 di esse hanno adottato l’IA almeno in una funzione aziendale. Tra queste ultime, 81 sono considerate da McKinsey high performers, avanzate nell’introduzione di Intelligenza Artificiale. Bene: le 81 dicono che il 20% o più del loro Ebit — gli utili prima di interessi e tasse — è stato generato dall’introduzione di IA. E non si tratta di utili sostitutivi di altri che già si facevano in altro modo: è doppiamente probabile rispetto alle altre che le high performers aumentino il loro Ebit del 10% o più all’anno”.

Danilo Taino nel suo articolo “Questa Intelligenza è poco Artificiale”

L’uomo resta al centro di tutto il sistema, ma viene dotato di nuovi strumenti intelligenti che permettono di aumentarne capacità, conoscenze ed efficenza in un’evoluzione strettamente collegata a quella tecnologica.

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